Gruppo Consiliare “Insieme Oggi per il Domani: “Quando a pagare le inefficienze dell’Amministrazione sono i cittadini”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – L’ultimo Consiglio comunale ha purtroppo confermato una tendenza ormai evidente: le inefficienze dell’Amministrazione vengono sistematicamente scaricate sulle tasche dei cittadini e delle imprese. Le delibere approvate il 31 luglio rappresentano tre esempi emblematici di una gestione che continua a produrre costi evitabili per la collettività.

Debito BFF Bank: il Comune rinuncia a difendersi e paga oltre 22.000 euro che avrebbe potuto contestare. Particolarmente grave è la vicenda relativa al decreto ingiuntivo ottenuto da BFF Bank. La maggioranza ha approvato il riconoscimento del debito fuori bilancio e la relativa transazione sostenendo che il Comune non avesse concrete possibilità di opporsi, poiché la giurisprudenza avrebbe ormai chiarito che l’indennizzo previsto dall’art. 6 del D.Lgs. 231/2002 è dovuto nella misura di 40 euro per ciascuna delle 1.462 fatture interessate.

Questa ricostruzione, però, non corrisponde allo stato della giurisprudenza. Già la Corte d’Appello di Milano, con la sentenza n. 3090 del 7 novembre 2023, aveva escluso che il risarcimento forfettario di 40 euro fosse dovuto per ogni singola fattura quando il recupero del credito è svolto attraverso un’unica attività di recupero.

Principio che è stato definitivamente confermato dalla Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 3324 del 14 febbraio 2026, la quale ha affermato che riconoscere i 40 euro per ogni fattura, a fronte di un’attività di recupero unitaria, tradisce la finalità della norma, favorisce possibili comportamenti abusivi del creditore ed è contrario sia al D.Lgs. 231/2002 sia alla direttiva europea. La Suprema Corte ha infatti chiarito che il risarcimento forfettario deve essere riconosciuto in relazione all’attività di recupero svolta e non semplicemente al numero delle fatture.

Nonostante ciò, nella proposta approvata dalla maggioranza vengono richiamate esclusivamente alcune pronunce di Tribunali di merito favorevoli alla tesi della banca, senza alcun riferimento alla sentenza della Corte d’Appello di Milano e senza considerare il successivo orientamento della Cassazione.

Per questo motivo riteniamo che l’Amministrazione abbia rinunciato a far valere una difesa che, alla luce della giurisprudenza già disponibile, avrebbe potuto evitare il pagamento della componente di oltre 22.000 euro relativa ai 40 euro per ciascuna fattura. Una scelta che ha inciso direttamente sulle finanze comunali e che, inevitabilmente, ricadrà sull’intera collettività.

Rifiuti: aumenta il costo perché diminuisce la raccolta differenziata. Non meno preoccupante è quanto emerge dall’approvazione del Piano Economico Finanziario e delle tariffe TARI. L’incremento del PEF non è casuale. È la conseguenza del progressivo peggioramento della raccolta differenziata, passata dall’84% del 2022 al 65% del 2025.

Quando diminuisce la raccolta differenziata aumentano inevitabilmente:

i quantitativi destinati allo smaltimento;

i costi del servizio;

il Piano Economico Finanziario;

il peso economico che grava sui contribuenti.

 

Le delibere approvate confermano un gettito TARI di oltre 1,1 milioni di euro, ripartito tra utenze domestiche e non domestiche. È evidente che l’incapacità di mantenere gli elevati livelli di raccolta differenziata raggiunti negli anni precedenti ha prodotto effetti economici negativi che, anche quest’anno, vengono trasferiti soprattutto alle attività produttive.

Anziché conseguire i risparmi che una raccolta differenziata efficiente avrebbe consentito, l’Amministrazione ha determinato un aumento dei costi del servizio che oggi viene ribaltato sulle imprese e, più in generale, sull’intera comunità. Undicimila euro per un concorso che si potevano risparmiare. Anche nell’assestamento di bilancio emergono decisioni difficilmente condivisibili.

Sono stati previsti circa 11.000 euro per l’organizzazione di una procedura concorsuale. Una spesa che poteva essere evitata. Il Comune di Pianella aderisce infatti ad ASMEL, versando ogni anno una quota associativa proprio per poter utilizzare graduatorie e strumenti condivisi. Inoltre, la normativa consente di attingere alle graduatorie vigenti di altri enti, soluzione ormai diffusissima tra le amministrazioni locali per contenere costi e tempi. Anche sotto questo profilo si è preferito sostenere una spesa aggiuntiva anziché utilizzare strumenti già disponibili.

Il filo conduttore è sempre lo stesso. Le tre delibere raccontano una medesima storia.

Si rinuncia a difese giuridiche che avrebbero potuto evitare un rilevante esborso di denaro pubblico.

Si gestisce in modo inefficace il servizio di raccolta dei rifiuti, facendo aumentare il costo del PEF.

Si sostengono spese organizzative che potevano essere contenute.

Alla fine, però, il conto non lo paga l’Amministrazione. Lo pagano i cittadini. Una buona amministrazione ha il dovere di difendere le risorse pubbliche, migliorare l’efficienza dei servizi e ridurre i costi a carico della collettività. A Pianella, invece, assistiamo troppo spesso al fenomeno opposto: le inefficienze amministrative diventano nuovi costi per famiglie, imprese e contribuenti.

Gruppo Consiliare “Insieme Oggi per il Domani”

 

 

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