Procedure concorsuali del comune di Pescara, Fabio Zuccarini: assistiamo al tentativo di trasformare una procedura amministrativa in un caso mediatico fondato sul nulla

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – In risposta ai ripetuti comunicati da parte di alcuni politici, ai recenti interventi nelle sedi istituzionali,sulla stampa, sui social ed all’attenzione mediatica in corso che rischiano di alimentare una presunta, benché inesistente, “questione morale” attorno ai concorsi pubblici del Comune di Pescara, questa Direzione Generale intende ristabilire la realtà dei fatti attraverso la forza del diritto e l’evidenza degli atti, per tutelare l’integrità dell’Amministrazione e la dignità dei suoí uffici di fronte a narrazioni strumentali che possono ledere il prestigio dell’istituzione comunale.

Le procedure concorsuali non sono frutto di discrezionalità politica, ma seguono standard di trasparenza rigorosi e percorsi normativi predefiniti e tipizzati. La gestione è “blindata” da una struttura tecnica a più livelli. Le commissioni tecniche sono composte esclusivamente da dirigenti di comprovata competenza.

L’ausilio tecnico specializzato è fornito da operatore di notevole esperienza professionale che supporta l’intera procedura per assicurarne la fluidità normativa. Gli esperti esterni sono psicologi specialisti in tecniche di assessment che integrano e garantiscono L’oggettività delle valutazioni, il cui operato rientra nell’ausilio tecnico della società incaricata.

La garanzia dell’anonimato è il cuore della procedura sino alla fase orale. Le prove scritte sono state svolte in anonimato con tablet. I criteri di valutazione sono stati predeterminati. Ogni punteggio è cristallizzato prima ancora che l’identità del candidato sia nota, annullando di fatto ogni possibilità di favoritismo. Le prove orali si sono svolte a porte aperte, in presenza dei candidati, con domande estratte a sorte.

Sostenere che la presenza tra gli idonei di dipendenti interni, parenti di politici o figure note sia sinonimo di irregolarità è un errore logico e giuridico: il merito non ha cognome. Confondere la posizione di vicinanza personale con un amministratore comunale con una causa di illecito suggerisce l’idea di un illiceità basata sul pregiudizio anziché sugli atti.

Impedire o penalizzare qualunque cittadino per il solo fatto di avere un legame con la politica sarebbe una violazione palese dei principi di uguaglianza e buon andamento di cui agli articoli 3, 51 e 97 della Carta costituzionale.

L’impegno etico, che affonda le radici nella c.d. Carta di Pisa, consiste nel non esercitare influenze, non nell’istituire “liste nere” incostituzionali che vietino la partecipazione ai concorsi a determinate categorie di cittadini. Oltre che essere illegittimo e impossibile da garantire, significherebbe affermare che l’intero sistema concorsuale, che la Costituzione pone a fondamento del reclutamento nel pubblico impiego, sia fallace.

La proposta di vincolare gli amministratori a non far partecipare i propri parenti è giuridicamente inammissibile e inattuabile. Nessun amministratore ha il potere legale di impedire a un terzo di esercitare un proprio diritto soggettivo. Un codice etico che introducesse tali divieti sarebbe lesivo del principio di gerarchia delle fonti.

Questa Direzione Generale esprime massimo rispetto per il lavoro dell’Autorità giudiziaria e degli inquirenti. L’acquisizione degli atti è una normale procedura a seguito di un esposto. La posizione dell’intera Amministrazione è di totale apertura e collaborazione, certi che l’acquisizione degli atti confermerà la regolarità di una procedura che non teme alcuna verifica, poiché scritta interamente nel solco della legalità.

Chi contesta ha il dovere morale e legale di indicare fatti specifici; in caso contrario, le allusioni restano suggestioni retoriche prive di fondamento. In una materia così delicata, “dire senza dire” equivale ad accusare nel silenzio. Alimentare dubbi infondati produce conseguenze concrete e gravissime per la collettività poiché:

  • indebolisce il legame tra Cittadini ed Ente;
  • scoraggia i migliori profili dal partecipare a selezioni pubbliche percepite ingiustamente come “contaminate”;
  • calpesta la dignità dei vincitori, degli idonei e dei commissari che hanno investito tempo, speranze e professionalità nella selezione;
  • ingessa l’operato degli uffici, costretti a subire processi mediatici pur in assenza di illeciti.

La critica politica è legittima, ma non può trasformarsi in illazione sistematica. 

Le graduatorie sono strumenti per gestire i fabbisogni di personale ed eventuali scorrimenti sono la normalità gestionale, poiché ripetere ogni anno un concorso è antieconomico. Per questo, per legge, le graduatorie durano tre anni. Nel corso degli anni le graduatorie del Comune di Pescara hanno restituito dipendenti brillanti che oggi contribuiscono ad assicurare i servizi ai cittadini e, su questo, sfido il personale politico a sostenere il contrario.

Nel corso degli anni le graduatorie del Comune di Pescara sono state oggetto di scorrimento e di attingimento da altri enti che, evidentemente, hanno riposto piena fiducia nella capacità di selezionare dell’Amministrazione comunale. Chi agita lo spettro di favoritismi senza dimostrare una violazione del merito non compie un atto politico, ma una potenziale diffamazione. La legalità si difende con il rispetto delle procedure, non con allusioni e tentando di imporre divieti discriminatori.

La procedura concorsuale è il metodo che ci hanno dato i padri costituenti e che dobbiamo difendere, perché è l’unico modo per affermare il merito. Mi rivolgo a quanti sono intervenuti in questi giorni nelle sedi istituzionali, sui giornali, sui social ed a chi intende alimentare la polemica sulle illazioni.

Sono state espletate numerose procedure e sono stati valutati centinaia di candidati senza che risulti alcun ricorso. Un Ente deve consentire ai migliori candidati di emergere, perché, e per fortuna, il diritto non si fa con i nomi bensì con le procedure. È la nostra Costituzione che lo prevede, ed è la più bella di tutte: “Tutti i cittadini (…) possono accedere agli uffici pubblici (…) in condizioni di  eguaglianza (art, 51 Cost.).

In conclusione, assistiamo con rammarico al tentativo di trasformare una procedura amministrativa d’eccellenza in un caso mediatico fondato sul nulla. Si alimenta quel “venticello” della calunnia così magistralmente descritto da Rossini nel suo Barbiere di Siviglia: un’aurea lieve che s’insinua sottile per poi diventare un “colpo di cannone” che tutto e tutti travolge.

Ma alla forza del cannone mediatico questa Direzione oppone la forza dei fatti, la professionalità degli uffici e dei dipendenti, la trasparenza delle carte e la dignità del merito. La verità non teme il rumore.

 

Il Direttore Generale  del Comune di Pescara Fabio Zuccarini

 

 

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