Nuova Pescara, MATRICCIANI: Il vero ostacolo alla fusione, in questi anni, non siamo stati noi di Spoltore bensì le attività di spartizione delle poltrone che lasciano a pochi lo spazio per posizionarsi in ruoli di alto profilo

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Nelle ultime settimane è tornata al centro del dibattito regionale la questione della fusione tra i Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore con interventi – spesso contraddittori e connotati da scarso approfondimento – di diversi protagonisti della politica abruzzese.

Ciò che desta particolare preoccupazione, all’interno del dibattito, è la totale indifferenza della politica rispetto ai profondi mutamenti demografici che sono intervenuti nel corso di questi anni (dal 2014, anno del referendum), tali da rendere ormai anacronistici i risultati della consultazione referendaria.

A tal proposito, appare opportuno fornire alcuni dati che possano rendere l’idea del radicale e sostanziale cambiamento che i territori hanno subito nel tempo e che rendono del tutto superata l’ipotesi della fusione, in quando non più rispondente alle istanze delle popolazioni che li abitano.

In particolare, i cittadini che all’epoca del referendum non avevano ancora diritto al voto e oggi potrebbero votare sono complessivamente 27.700, gli immigrati iscritti nelle liste elettorali aventi diritto al voto sono 35.000, mentre gli emigrati che all’epoca del referendum avevano diritto al voto ed oggi risiedono in altri territori sono 29.000; infine, i defunti che – alla data del 2014 – avevano diritto al voto e oggi non sono più tra noi sono 24.500.

È di tutta evidenza che questi numeri danno la misura di quanto siano superati i risultati di una consultazione elettorale, ormai non più rispondenti alle esigenze dei cittadini e sorpassati da una società completamente diversa rispetto a quella di quasi dodici anni fa, con esigenze profondamente e radicalmente mutate.

Persistere ostinatamente e ottusamente nell’intento di forzare un processo ormai vetusto e scollegato dalla popolazione e dal territorio, nonostante le evidenti disfunzionalità che si stanno manifestando ormai da tempo con riferimento alle funzioni già associate (peraltro solo nella forma ma non nella sostanza), appare frutto di una politica miope e ottusa, capace di guardare soltanto alle proprie ambizioni e non alle reali esigenze dei cittadini.

Il processo di fusione dei servizi e delle funzioni tra i Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore – per dare progressivamente vita alla Nuova Pescara – sta di fatto sempre più confermando l’inadeguatezza di questo progetto. 

Per tutte queste ragioni, invito tutti i protagonisti della nostra scena politica a una seria riflessione sull’opportunità di continuare; e li esorto a ragionare su forme alternative in grado di proseguire questa unione nella direzione dell’area metropolitana, come ho già più volte chiesto.

Gli uffici delle funzioni accorpate funzionano male, con grande difficoltà, non risultano strutturati e lavorano senza un’ottica unitaria bensì in maniera slegata, con conseguente appesantimento delle attività, allungamento dei tempi e disservizi per gli utenti, senza apportare alcun vantaggio anche per uno solo dei tre Comuni. Le difficoltà e le problematiche emerse, sia di natura politica, ma soprattutto di carattere tecnico/amministrativo sono tali da determinare, infatti, continui affaticamenti da parte degli uffici che si trovano nella concreta impossibilità di fronteggiare questioni mai veramente dipanate e che – alla luce dei fatti – non risultano veramente gestibili.

Nel contempo, le caratteristiche delle materie ancora da associare rendono il percorso incerto e scivoloso poiché di difficile programmazione, attuazione e controllo in quanto ognuna di esse, implica studi, pianificazione e interventi di straordinaria complessità,

 È necessario, inoltre evidenziare i seguenti aspetti:

la normativa regionale non tiene minimamente in considerazione altri aspetti essenziali e ostativi rispetto alla possibilità di gestione associata di funzioni e servizi;

in particolare, per quel che riguarda la progettazione e la gestione del sistema locale dei servizi sociali e l’erogazione delle relative prestazioni ai cittadini, l’attuale ripartizione degli Ambiti Distrettuali Sociali impedisce qualsiasi soluzione condivisa, attesa l’appartenenza dei tre Comuni a tre Ambiti distinti.

Non da ultimo va ricordato che tutti e tre i Comuni si avvalgono per la gestione di diversi servizi (peraltro disomogenei) di società in house ovvero di aziende speciali, senza che ad oggi sia stato perlomeno affrontato il problema della gestione futura di queste realtà e soprattutto della collocazione dei lavoratori che vi operano.

Le criticità sopra evidenziate, sotto un profilo amministrativo, originano sicuramente dalla L.R. nr. 13/2023 che non trova il suo fondamento in alcuno studio preliminare e complessivo di fattibilità che sarebbe stato indispensabile in primo luogo per effettuare una valutazione concreta e reale sul rapporto costi/benefici derivante da un’eventuale fusione e, in secondo luogo, per dettare un cronoprogramma del processo di fusione basato su dati reali e verificati:

mancano una programmazione e progettazione complessiva degli interventi, come emerge in maniera ancora più evidente dal fatto che vengono di volta in volta commissionati studi di fattibilità specifici sulla gestione associata di singole funzioni o servizi determinando una frammentazione di interventi che denota chiaramente una scarsa comprensione della complessità delle azioni necessarie.

In conclusione, alla luce delle pesanti e insormontabili criticità evidenziate e al fine di evitare che la realizzazione di questo progetto fumoso e velleitario porti ad uno stillicidio amministrativo che penalizzi i nostri territori, appare indispensabile interrompere quanto prima il progetto di fusione, per consentire scelte più appropriate e funzionali ad una adeguata gestione dell’area metropolitana diventata ormai una realtà. Diversamente sarà un vero disastro, e lo pagheranno tutti i cittadini delle tre comunità.

Assistiamo ogni giorno sullo scenario mondiale a mutamenti repentini, ripensamenti della politica e delle istituzioni che stravolgono radicalmente la vita di milioni di persone: penso all’introduzione dei dazi, agli interventi militari, ai finanziamenti per il riarmo, alle leggi sulla cittadinanza.

E contemporaneamente, noi non abbiamo la volontà di mettere in discussione un referendum consultivo votato nel 2014 – più di dieci anni fa – con un quesito fuorviante e ingannevole, privo di quorum, accorpato ad altre tre ben più importanti consultazioni (europee, regionali, comunali), senza che ci fosse la possibilità di spiegare ai cittadini le vere conseguenze del voto e far comprendere la direzione dove avrebbe portato l’esito referendario; furono, invece, messi in evidenza solo i tagli alle poltrone e alla politica, portando avanti una propaganda populista e scorretta, già sconfessata dalle prime bozze dello statuto comunale e dei regolamenti, che hanno invece evidenziato un aumento dei costi.

Il mio dissenso non si basa su ragioni di campanile, né sui colori politici: sono riflessioni di un uomo impegnato nelle istituzioni da quasi quarant’anni che vive questo processo passo per passo, giorno dopo giorno, e osserva enormi difficoltà senza che nessuno abbia il coraggio di denunciarle e affrontarle. Vedo piuttosto illustri personaggi della politica locale pescarese che, pur seguendo dai lontani salotti romani e regionali questo processo, chiedono con insistenza di perseverare, e velocizzare il processo di fusione, senza mai entrare nel merito dei singoli problemi.

Il vero ostacolo alla fusione, in questi anni, non siamo stati noi di Spoltore bensì le attività di spartizione delle poltrone che lasciano a pochi lo spazio per posizionarsi in ruoli di alto profilo (scranni parlamentari o incarichi di governo, candidatura a primo sindaco della città di Nuova Pescara, posizioni in campo regionale). Giochi di partito e personalismi tenuti a discapito dei veri interessi dei cittadini, condannati a pagarli con serie conseguenze. 

Propongo a queste persone di sedersi assieme in un tavolo per valutare il reale impatto che porterà questo processo di fusione, che io chiamo annessione.

Sono passati 15 anni da quando è nata la proposta di fusione poi cristallizzata nel referendum. È quasi una generazione: significa che circa il 20% di chi aveva votato nel 2014 non è più in vita.

L’aspetto più malinconico a cui dovremo assistere è la cancellazione della memoria collettiva di Montesilvano e Spoltore, due comunità che hanno una storia, una cultura e una identità del tutto distinte da quelle del capoluogo. 

Resterà invece a lungo in tutti i cittadini il ricordo dei disagi, dei disservizi e delle spese inutili che stiamo facendo e faremo pagare loro.  

Esorto soprattutto i Sindaci, di cui ho stima, ad ammettere pubblicamente e con determinazione, sia nelle sedi istituzionali che nei rapporti con la cittadinanza, che il processo di fusione procede con enorme difficoltà e ritardo. Le fantasie e la propaganda di alcune star della politica non sono realizzabili: dobbiamo essere noi, gli amministratori che ogni giorno vivono il processo di fusione e il territorio assieme ai suoi abitanti, a trovare la strada migliore per superare questa fase confusa e inutile, dispendiosa e oziosa, che ha preso il nome di Nuova Pescara.

Per tutte queste ragioni intendo sollecitare l’avvio di una nuova fase amministrativa che – presa consapevolezza del fallimento del progetto di fusione – attraverso atti concreti di impegno istituzionale porti a ridefinire un processo che, dopo quasi 12 anni di travaglio si è rivelato essere fallimentare.

Intendo, quindi, sollecitare un pronunciamento del Consiglio comunale di Spoltore, cui spero seguiranno quelli di Pescara e Montesilvano che richieda ufficialmente e formalmente l’annullamento del progetto di fusione.

È mio intendimento anche sollecitare nuovamente il pronunciamento della cittadinanza sulla questione, per comprendere il reale sentire della popolazione in un quadro sociale, economico, culturale ormai completamente mutato dal lontano 2014.



Il Presidente del Consiglio Comunale di Spoltore LUCIO MATRICCIANI

 

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