Oggi, 9 maggio, il Parlamento ha celebrato il “Giorno della Memoria”, cerimonia di ricordo e commemorazione, che si è svolta nell’Aula di Montecitorio con la presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, dedicata alle vittime del terrorismo e delle stragi.
Un momento importante, di grande rilevanza istituzionale, per onorare la memoria di chi ha perso la vita a causa di atti di terrorismo e per ribadire il impegno contro ogni forma di violenza.
Una cerimonia in cui il Parlamento si unisce nella commemorazione delle vittime e nella condivisione del dolore delle famiglie. La presenza del Presidente della Repubblica sottolinea l’importanza della giornata e l’impegno dello Stato nel contrasto al terrorismo.
A ricordare, con una orazione davanti alle massime istituzioni, il sacrificio di Giovanni D’Alfonso, ucciso il 5 giugno 1975 durante uno scontro a fuoco con i brigatisti a Cascina Spiotta, in provincia di Alessandria, è stato il figlio Bruno che per l’occasione è stato accompagnato dalle due sorelle. Riproponiamo per intero la relazione di Bruno D’Alfonso.
Giornata della Memoria, 9 Maggio 2025
È un onore per me essere qui. Vorrei ringraziare le istituzioni che hanno reso possibile questa giornata. Desidero rivolgere il mio personale e sincero saluto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, ai rappresentanti del Governo, alle associazioni delle vittime del terrorismo, ai familiari e a tutti i presenti intervenuti, oggi, alla Giornata della Memoria. Un evento, dedicato alle Vittime del Terrorismo, che ritengo di vitale importanza per il presente e futuro della Nazione, proprio perché in questa giornata si celebrano coloro i quali l’hanno onorata fino all’estremo sacrificio, segnando il passo della storia e consegnando ai posteri testimonianze indelebili che fungono da monito per le nuove generazioni.
Più di 350 vittime e oltre 1000 feriti è il bilancio di quella stagione del terrore che ha insanguinato l’Italia e dove le ferite di ognuno di noi restano ancora aperte nonostante il tempo. Era il periodo nel quale cittadini di ogni estrazione furono strappati alla vita con azioni criminali violente, tra loro tantissimi appartenenti alle forze dell’ordine che anteposero l’interesse altrui alla propria vita con atti di eroismo, rispondendo ad un dovere al servizio della Comunità, in prima linea a difesa dell’incolumità pubblica. Tra i tanti esempi consegnati alla storia c’è quello del mio papà, Giovanni D’Alfonso, Appuntato dell’Arma dei Carabinieri che il 05/06/1975 ad Arzello di Melazzo (Al), nel corso di un’azione intrapresa insieme ad altri militari per liberare un noto industriale rapito, fu ferito mortalmente nel corso di un conflitto a fuoco con le Brigate Rosse. Avevo poco più di 10 anni, allora, e appresi la notizia al telegiornale per riferirla subito a mia mamma e alle mie sorelle.
Non morì immediatamente, trascorse sei giorni di lunga agonia in ospedale, e così ebbi modo di salutarlo per l’ultima volta al suo capezzale; non poteva sentirmi perché in coma irreversibile, ma già da quel momento gli feci la chiara promessa che sarei riuscito un giorno, con le mie forze, a chiedere giustizia ricercando colui che me lo aveva portato via. Le indagini della vicenda si arenarono ben presto e per quasi cinquant’anni quel nome rimase ignoto. Nonostante fosse caduto tutto nell’oblio, mi sono sempre adoperato alla ricerca di qualsiasi elemento per cercare quella tanto agognata verità, riuscendo proprio in questi ultimi tempi a far riaprire il processo di quel caso.
Processo, che, come saprete, è in corso in questi giorni, la cui riapertura è stata da me fortemente voluta perché animato da un sentimento di riconoscenza nei confronti della memoria del mio papà. Memoria meritevole di dignità e giusta collocazione nella memoria dei cittadini, che, come quella di tutte le vittime, vorrei fosse sempre onorata e non dimenticata come troppe volte successo. Con l’esperienza personale, comunque, che solo per mia volontà si sia riaperto il caso e che la verità emergesse dopo mezzo secolo, non ho perso la fiducia nelle Istituzioni e nella Magistratura, che sta facendo il suo corso con eccellenti risultati.
In cuor mio auspico ancora una maggiore presenza dello Stato al fianco delle vittime del terrorismo e del dovere, affinché la verità sia inseguita sempre e comunque dallo Stato stesso quale titolare dei diritti propri di tutti i cittadini, indistintamente. Grazie
(Bruno D’Alfonso)


















