La scomparsa martedì in una clinica dell’anziano avvocato romano Ettore Perrone rimanda alla sala dei comandi della vecchia Brioni, la casa di moda nata a Roma nel 1945, poi trasferitasi e cresciuta notevolmente a Penne e nel 2012 ceduta dagli eredi dei fondatori nelle mani francesi di monsieur Pinault ex PPR, poi Kering. Alle 12 di giovedì, nella chiesa capitolina Gran Madre di Dio a ponte Milvio, il funerale dell’uomo d’affari, genero di Gaetano Savini: l’imprenditore ternano che, con il sarto pennese Nazareno Fonticoli, diede vita ad un loro laboratorio sartoriale in piazza Barberini al numero 79; mentre a Cinecittà era tutto un via vai di attori, l’atelier ospitava John Wayne, Clark Gable e molti altri.
La Dolce Vita lanciava gli abiti Brioni, dal nome dell’arcipelago croato dove si radunavano i potenti d’Italia. Se ne va un professionista, un imprenditore che aveva unito alla moda la passione per le navi: era stato lungamente infatti un armatore di buon livello. “Le mie idee espresse per tanto tempo nella moda le ho portate con discreto successo, credo, anche nel mondo delle imbarcazioni di un certo tipo”, raccontò in un’intervista. La consorte, Gigliola Savini, è mancata qualche mese fa. Andrea, il secondogenito, è stato per un periodo, nel 2010, l’amministratore delegato di Brioni spa di cui il papà fu azionista da sempre, da quando cioè le tre famiglie dei discendenti dei due fondatori presero nel tempo le redini del gruppo aziendale tessile, e cioè: Maria Vittoria Fonticoli (vivente) con la figlia Marta Lupo; la sorella di Maria Vittoria, Anna Maria, con la figlia Antonella De Simone; quindi, i Perrone: Ettore, la moglie ed i figli Andrea, Giorgia e Francesco.
L’avvocato è stato un personaggio sempre molto attento anche al territorio. Quando Lucio Marcotullio, che della Roman Style-Brioni è stato timoniere per cinquant’anni fino al 2006, e poi deceduto nel 2020, guidò la cordata che realizzò l’Hotel dei Vestini a Penne, negli anni Ottanta con la Fin.Tur. Alb spa, Ettore Perrone ne divenne azionista e ne rimase poi anche socio fino alla cessione a una srl costituita da soggetti locali che poi la portò al fallimento. La volontà della famiglia è un invito a commutare qualsiasi fiore in una donazione alla Fondazione Antea, un centro di cure palliative di Roma.
Berardo Lupacchini

















