“Da oltre un anno – attacca Creati – mentre i tre comuni sono sul punto di fondersi in quella che diverrà la nuova città metropolitana di Pescara, il cui toponimo intangibile è sacrosanto e riconosciuto dagli atti referendari indetti e validati nel 2014, tra le giunte comunali di Pescara Montesilvano e Spoltore sembra di assistere ad un piccolo teatro delle vanità nel quale gli attori delle diverse fazioni politiche in contestazione continuano a giocare a fare i saltimbanchi tra falsi presupposti, pretese assurde, inutili fandonie sul nome e le generalità della città fino a rasentare ridicole dimostrazioni di forza nell’intento di creare scompiglio confusione e dissidio tra i cittadini dei vari distretti comunali piuttosto che preoccuparsi dei problemi reali che infestano i tre comuni da tempo e realizzare l’unione in armonia e stabilità per il futuro.
La sindaca Chiara Trulli – continua Marius Creati – ci riprova nel voler realizzare un freno all’unione strumentalizzando la mancata fusione come azione necessaria per la sopravvivenza di Spoltore, ma in realtà le motivazioni paventate per la tutela dei cittadini spoltoresi e la salvaguardia dei territori del comune è una bazzecola infondata, frutto di un bieco strumento di pressione politica di sinistra verso la Regione di destra al fine di cercare di bloccare o ritardare l’approvazione della legge di fusione, ma la decisione finale rimane un potere del Consiglio Regionale.
La fusione dei comuni – prosegue il coordinatore e delegato nazionale di Italexit Per L’Italia – di Pescara Montesilvano e Spoltore si farà nel 2027. I tempi tecnici sono ancora validi perché il processo è blindato da leggi regionali basate sul voto del 2014. Legalmente il referendum non ha una data di scadenza prefissata prevista dalla legge nazionale o regionale che lo renda nullo automaticamente. Inoltre non può essere preposta una legittimazione politica di parte o di opposizione per il semplice pretesto di volersi affidare alla modifica del corpo elettorale trascorsi i dieci anni dalla data referendaria poiché quel voto referendario non ha perso il suo valore di rappresentanza attuale. Benché molti oppositori spinti da forme di contestazione politica cerchino continuamente di insidiare il referendum, l’esito è stato recepito dalla Legge Regionale n. 26/2018 (e successive modifiche), che ha dato vita all’iter legale.
Nonostante il Consiglio Comunale di Spoltore – continua Creati – abbia votato all’unanimità una delibera per chiedere l’immediata sospensione della fusione, la richiesta alla Regione di indire una nuova consultazione locale per verificare se i cittadini siano ancora favorevoli, pur essendo un atto formale, non può abrogare la legge regionale. La Regione Abruzzo ha già trasformato l’esito referendario in una norma, la Legge Regionale n. 26/2018. Se il Consiglio Regionale decidesse oggi di fermare tutto, non annullerebbe il referendum, ma dovrebbe approvare una nuova legge regionale che abroghi quella del 2018 o che ne rinvii la decorrenza (come già avvenuto con la L.R. 13/2023).
La Regione – conclude Creati – non può cancellare il voto del 2014, ma può decidere sovranamente di non approvare (o revocare) la legge di fusione, rendendo l’esito del referendum un atto morto che non produce effetti pratici. Ma muoversi verso questa direzione competerebbe limiti politici, poiché sebbene la Regione possa legalmente cambiare rotta, farlo dopo un referendum e una legge già approvata comporterebbe forti rischi di ricorsi per illegittimità costituzionale (violazione del principio di leale collaborazione o eccesso di potere legislativo) se non adeguatamente motivato da fatti nuovi e oggettivi. Ma non è questo il caso specifico poiché non sussistono elementi oggettivamente validi per ricorrere al presunto annullamento”.

Creati















