di Gabriele Starinieri
Dopo tre anni di silenzio dalla fine del mio mandato da Sindaco di Loreto Aprutino (2013-2023) non posso esimermi dall’esternare puntualizzazioni in merito agli articoli pubblicati su “Il Centro” del 1 maggio (”Ecco i “Custodes Laureti” gli “Avengers” dei vigneti” e “San Zopito e il bue “daspato”). Nell’intervista ai componenti dell’Associazione Custodes Laureti si parla erroneamente di bio-incerenitore invece che di bio-digestore di rifiuti organici: la differenza, per una corretta informazione, non è da poco!
E sempre per una corretta ricostruzione dei fatti, omessi nel suddetto articolo, debbo ricordare che, nell’ottobre 2019, l’Amministrazione Comunale promosse, sull’onda del Green Deal, un incontro informativo sulla produzione di biometano. Sottolineo, incontro informativo, rivolto agli agricoltori, ai cittadini ed anche agli amministratori di allora al fine di approfondire le conoscenze intorno ad un tema che interessava la transizione energetica e la destinazione degli scarti organici che, nel nostro territorio a vocazione agricola, hanno un impatto notevole.
In quell’occasione fu presentato, a mo’ di esempio, il progetto di un bio-digestore realizzato nella Marsica.
Dopo alcuni giorni, su iniziativa di alcuni cittadini, fu organizzato un incontro molto partecipato presso il Supercinemateatro alla presenza anche di esperti. Gli scontri verbali e l’atmosfera divisiva improntata non certo sui chiarimenti ma solo su di un appassionato NO, indusse gli imprenditori che, invece, erano interessati al biodigestore, a tornare sui propri passi. Non sparì nessun progetto, come riportato nell’articolo, perché nessun progetto era stato mai presentato. Lo dissi allora e lo ripeto oggi.

In riferimento, all’altro punto dell’articolo, circa l’insediamento di un allevamento di scrofe nel sito di un vecchio pollaio in contrada Colle Cavaliere, il diniego è avvenuto non certo per merito di qualcuno o per chissà quali sommosse popolari ma solamente applicando le Norme contenute nel Piano Regolatore Generale del Comune di Loreto Aprutino. Sarà mia cura chiedere agli attuali Consiglieri Comunali di verificare presso gli uffici preposti quanto fin qui affermato, al fine di interrompere narrazioni fiabesche da parte di un’Associazione che si erge a Protettrice Laica di Loreto.
Vorrei ricordare che l’unico protettore di Loreto Aprutino è un santo, ed è San Zopito Martire: a tal proposito ci tengo a ringraziare la Compagnia dei Vetturali e il Comitato Cittadino Festeggiamenti Patronali che si adoperano nella continuità della tradizione legata al Bue di San Zopito ed al ritorno dei Vetturali legato alla produzione olearia. Mentre, è il 12 ottobre che ricorre e si celebra San Zopituccio della Vendemmia, legato ai cicli di fertilità della produzione vitivinicola.
Sempre citando il suddetto articolo, nel secondo approfondimento dedicato all’accesso al Bue in Chiesa, vorrei specificare, rispetto a quanto erroneamente riportato, che è la chiesa San Pietro Apostolo a custodire la Cappella del Santo Patrono e non la chiesa di Santa Maria in Piano. Mi auguro che sia la Compagnia dei Vetturali e la comunità di fedeli a rappresentare le giuste aspirazioni alle Autorità Ecclesiastiche, ricordando che persino nell’estetica narrativa di Giovannino Guareschi sulle dispute fra Don Camillo e Peppone, c’è uno stile a favore della comunità di riferimento, non certo una personalizzazione dei ruoli.
E proprio per il ruolo che ho ricoperto per 10 anni, mi preme sottolineare un altro errato inciso riportato nell’articolo: San Camillo de Lellis non è stato mai patrono di Loreto Aprutino mentre lo è stato San Michele Arcangelo. I loretesi si fregiano di essere concittadini della madre del Santo di Bucchianico che è compatrono della Regione Abruzzo insieme a San Gabriele dell’Addolorata, nonché patrono degli Infermi e della Sanità Militare.
Tutto questo mi ha fatto pensare al recente Vinitaly, quando il direttore de “Il Centro” Luca Telese ha coniato genialmente, per la produzione vinicola loretese, con una punta di ironia richiamando la California e la Borgogna, il termine di “Suprematismo Aprutino” che per certi versi condivido ma che, dall’altro, spero non sia, come accaduto per gli incisi errati di cui sopra, un abbondare di supremazia egocentrica e autoreferenziale. L’eccesso di appartenenza, infatti, potrebbe alla lunga causare un eccessivo isolamento, soprattutto senza argomenti costruttivi e veri. Un territorio, infatti, sopravvive, anche a sé stesso, custodendo la verità.
















