Parlare di cavalleria potrebbe apparire come un retaggio anacronistico riservato ai libri di storia. Tuttavia, la storia dimostra il contrario, rivelando come determinati principi possano conservare una sorprendente attualità. E lo sa bene chi, come Annalisa Piermattei, originaria di Catignano (Pescara), ha recentemente ricevuto la solenne investitura a Cavaliere del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (S.O.S.J.J.). Le radici di questa istituzione affondano in oltre novecento anni di vicende umane. L’Ordine nacque infatti tra il 1020 e il 1025 a Gerusalemme per iniziativa di mercanti e navigatori della Repubblica marinara di Amalfi. L’obiettivo iniziale era tanto semplice quanto rivoluzionario: creare una rete di ospedali per assistere i malati, accogliere i bisognosi e proteggere i pellegrini lungo le vie della Terra Santa. Nel corso del XII e XIII secolo, alla vocazione ospedaliera si affiancò la funzione difensiva affidata ai monaci-cavalieri.
Attraversando secoli e continenti, dopo la perdita della Terra Santa nel 1291 l’Ordine trasferì la propria sede prima a Cipro, poi a Rodi e infine a Malta, per poi estendere la sua influenza fino a San Pietroburgo. La svolta fondamentale avvenne nel 1798 con l’occupazione napoleonica di Malta, che determinò la fine della sovranità territoriale sull’isola e la cessazione definitiva delle funzioni militari e del ricorso alle armi. Da quel momento, l’azione dell’Ordine ha preso una direzione nuova, concentrandosi sulla solidarietà, sulla carità operosa, sulla promozione dei valori cristiani e umanitari e sulla tutela della dignità umana.
Oggi che la “spada” appartiene al passato, le emergenze da combattere non sono più sui campi di battaglia. Le sfide contemporanee si chiamano solitudine, marginalità sociale, ignoranza, impoverimento delle relazioni ed erosione del senso civico. In questo contesto, l’esperienza cavalleresca si trasforma in un impegno civile concreto, dove il patrimonio morale costruito in oltre nove secoli diventa uno strumento per interpretare il presente e orientare le nuove generazioni verso la ricerca del bene comune.
L’evento di investitura si è svolto quest’anno dal 10 al 13 luglio 2026 a Castelvecchio Calvisio, in provincia dell’Aquila. Tra le montagne del Gran Sasso, il Capitolo ha riunito Dame, Cavalieri, Novizi, Volontari e Amici dell’Ordine per un momento di preghiera, riflessione, rinnovamento e verifica del proprio impegno. La scelta di un territorio segnato dalle ferite del terremoto e da una ricostruzione ancora incompiuta ha voluto offrire un forte messaggio morale di speranza e vicinanza alle comunità colpite. Un profondo ringraziamento per l’accoglienza è stato rivolto al Gran Maestro dei Cavalieri di Cipro, Rodi, Malta e St. Pietroburgo, alla Sindaca Luigina Antonacci e ai parroci locali.
Per Annalisa Piermattei — studiosa, insegnante e operatrice culturale — l’ingresso nell’Ordine non rappresenta un titolo onorifico o una rievocazione folkloristica, bensì un’assunzione di responsabilità verso la società. La conoscenza della storia diviene così la chiave per comprendere il presente e trasmettere ai giovani il valore del servizio e dell’umiltà. Ispirata fin da bambina da un immaginario fatto di spade, mantelli e figure erranti alla ricerca dell’oltre, la neo-cavaliera ha coronato il suo percorso con una chiara visione per il futuro: «Nei sogni di bambina era ricorrente la spada, ne ho infatti una collezione, il mantello, questa figura errante, alla continua ricerca dell’oltre; oggi il mio sogno si è avverato e posso dire che Essere Cavalieri non significa guardare con nostalgia al Medioevo ma avere il coraggio di vivere nel presente secondo un codice di responsabilità, servizio e umanità. La vera spada del XXI secolo è la cultura, capace di combattere l’ignoranza, l’indifferenza e la solitudine».


















