Chiede le dimissioni dalla morente Comunità Montana di Brindisi e Mezzanotte. Scampati all’arresto. Facevano parte della sua rete

Che si dimettano, cosa aspettano a farlo Arturo Brindisi e Franco Mezzanotte? Antonello De Vico, sindaco di Farindola, reindossata la fascia tricolore dopo i ventidue giorni di arresti domiciliari inflittigli per gli appalti e i favoretti alla Comunità Montana Vestina, dove ha lasciato ogni incarico, ha esternato invitando a fare altrettanto i suoi due ex amici del (suo ex) partito democratico.

 

Personaggi, i due, scampati alle misure restrittive richieste dal PM Varone e non concesse dal gip. Era stato lo stesso De Vico ad innalzare Brindisi e Mezzanotte ai vertici di palazzo Caracciolo per mettere in piedi il meccanismo della corruzione contestato dall’accusa. Arturo Brindisi, responsabile del servizio tributi del Comune di Penne, è diventato direttore dell’istituzione per i servizi sociali della Comunità Montana, all’epoca (22 aprile 2008) presieduta dal montebellese Franco Mezzanotte, sostituito a febbraio alla guida dell’istituzione dal consigliere comunale pennese di maggioranza Roberto Lucci, medico di base, assessore ai tempi di Paolo Fornarola sindaco. Mezzanotte, con Marino Di Profio di Civitaquana, forma la giunta del presidente Domenico Di Gregorio (Pd). Per il triennio 2007-2009, furono destinati ai servizi sociali della CMV da Governo, Regione e Comune quasi un milione e 300 mila euro. La stesura del programma fu curata da Fabio Savini, ematologo di Civitaquana e presidente della CMV, Franco Mezzanotte e specie da Antonello De Vico, a capo della conferenza dei sindaci e di altri enti rappresentati come Asl e ministero. Un tesoretto appaltato alla cooperativa Agorà sulla cui gestione presidiava l’istituzione della Comunità Montana. Di contro la cooperativa aretina, rappresentata da queste parti da Daniele Mazzetti, garantiva in cambio della concordata aggiudicazione del rinnovo dell’appalto, nel settembre 2008, le assunzioni che facevano comodo ai politici (fra cui il sindaco di Penne Di Marcoberardino e l’allora assessore Di Norscia), attraverso il condizionamento di Brindisi e Mezzanotte: questo il quadro dell’accusa mossa dal gip di Pescara Di Fine. Per capire meglio la vicinanza di De Vico a Brindisi è illuminante, in chiave politica, circa i rapporti dentro il Pd, la seguente intercettazione. De Vico, assessore provinciale, parla il 27 luglio 2008 con Remo Evangelista, assessore pennese, allo scopo di perorare la causa della promozione di Brindisi al posto della esterna Melideo, e osserva:”Brindisi ha pagato abbondantemente le sue colpe (quelle sul buco milionario emerso nel 2001 che ha messo in ginocchio il Comune di Penne; Brindisi venne depotenziato n.d.c.). Si è avvicinato a me e a Donato (Di Marcoberardino n.d.c.), alla sinistra democratica non è che, eh..Le colpe lui le ha avute, sicuramente di avallare, come dire: gli ordini!Eh ma si è allontanato parecchio”. Avallato gli ordini: di chi? Quelli di Marcotullio e Fornarola, certo, da cui si è poi allontanato, secondo la versione di De Vico. Intanto, la Regione ha riordinato le Comunità Montane: quella Vestina sparirà, assorbita dalla CM del Morrone.