FARINDOLA -  Ilario Lacchetta ed Antonio De Vico, l'uno davvero contro l'altro: si sfidano per la fascia tricolore in una Farindola sfregiata dai 29 morti della valanga killer che distrusse nel gennaio 2017 l'hotel Rigopiano. Una rottura maturata a poche ore dalla presentazione delle candidature.

Ma al di là dell'aspetto politico della gara fra il giovane ingegnere, lanciato in Comune nel 2014 proprio dallo scaltro medico, già primo cittadino per due mandati, la questione che li accomuna è l'accusa penale a vario titolo, e per responsabilità legate ai periodi in cui erano in carica come sindaci, per quel disastro. Tuttavia, hanno deciso di rimettersi alla volontà popolare in attesa del processo che naturalmente andrà avanti fino alla cassazione per diversi anni. Il 16 luglio primo passaggio davanti al giudice per l'udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio depositata dalla procura della Repubblica di Pescara. Una vicenda comunque destinata ad alimentare un dibattito carico di polemiche. I parenti delle 29 vititme hanno già attaccato. “In qualsiasi altro paese o nazione chiunque sarebbe rimasto coinvolto in una simile tragedia prima ed inchiesta penale dopo, avrebbe avuto solo una strada da percorrere, ovvero quella delle dimissioni, farsi da parte ed evitare di sbagliare ancora una volta. Invece qui si assiste ad una farsa, ad una ennesima beffa per chi, otre ad aver perso gli affetti più cari, oggi si sente preso in giro ed umiliato. Non sono bastati anni di gestione fallimentare con le emergenze del 2013, del 2015 e del 2017 a sancire la acclarata inaffidabilità di Lacchetta, anzi gli si pone davanti la possibilità di continuare a nuocere. Ci auguriamo che gli elettori onesti si rendano conto...”, si legge in una nota del comitato vittime. Nessuna risposta a da parte dei candidati a sindaco. Lacchetta non intende commentare le fortissime parole del comunicato firmato dai familiari delle vittime. Lui aveva già detto di voler chiarire le sue responsabilità solo in tribunale, altrimenti non riconosciute, essendo alla guida di un piccolo ente senza fondi e senza risorse, schiacciato da meccanismi burocratici e politici. L'ingegnere rivendica anzi i suoi successi amministrativi. Intanto, ha preso le distanze dal partito democratico con cui si era candidato la scorsa volta. Alle recenti elezioni provinciali ha votato per il centro destra, favorendo l'elezione di Antonio Zaffiri al timone della Provincia. Lo scontro con De Vico (Pd) sarebbe emerso comunque in occasione della formazione delle liste. Sembrava tutto pronto infatti per presentarne una sola, ma una lite su alcuni nomi da candidare ha provocato la rottura definitiva e da qui l'iniziativa di De Vico di opporsi a Lacchetta. De Vico schiera un altro ex sindaco: quell'Ugo Ciavattella, che ingaggiò battaglie durissime con Romano Scarfagna, onorevole del partito liberale dal '92 al '94, già sindaco ed assessore provinciale ed ex presidente del comitato di gestione dell'allora Usll di Penne. “Uno scandalo questa sfida!”, polemizza.

Berardo Lupacchini