Chi, leggendo la denuncia di Lacerba sui ticket “maggiorati” al Cup della Asl di Pescara avesse pensato, in buona fede o ingenuamente, che si trattasse dell’enfatizzazione eccessiva e strumentale di una banale distrazione, di un “mero errore”, di quelli nei quali capita a tutti di incorrere, deve ricredersi. Infatti, non si tratta di fortuità, di occasionalità scusabile.

Questa è la goffa teoria, di comodo, declinata dalla Asl perché crede che l’autoassolva da responsabilità (non riflettendo, com’è tipico degli enti pubblici, che ne avalla altre, anche peggiori). Ma che non si tratti di accidentalità è dimostrato da più motivi. Intanto, la reiterazione dell’errore. Siamo in grado di documentarne altri due, a distanza di lungo tempo il primo dal secondo e quest’ultimo dal terzo, di cui abbiano già dato conto. Le ripetute analoghe circostanze, la diversità degli operatori, il lungo periodo di osservazione e, da ultimo ma non ultimo, la concentrazione di “errori” documentati in capo a un solo utente ma non (o non ancora) che amplifica analoghe evenienze (di alcune delle quali si ha anche contezza) in capo a molti altri utenti, rendono manifeste la “normalità” di quegli errori e l’infondatezza della teoria “difensiva”. Soprattutto, c’è un dettaglio che taglia la testa al toro e la smentisce alla radice. Sia nella circostanza denunciata da Lacerba sia nelle altre qui riferite, l’utente chiese esplicitamente spiegazioni che, seppur in una consistenza cervellotica, gli vennero fornite (“errore del medico curante nello scrivere visita di controllo invece di prima visita” – “richiesta della visita di controllo oltre i tre mesi dalla prima visita” e stupidaggini simili) (vedi, anche, “Sanità, ticket di giornata e regole chewing-gum”, Lacerbaonline -1 dic 2016). Come si può parlare, dunque, di “mero errore materiale”, avendolo il Cup persino “giustificato”? Sostenerlo è una contraddizione in termini insormontabile e anche un’inaccettabile offesa all’intelligenza delle persone. Che si tratti di errore d’ignoranza del Cup? D’intuito, sarebbe ancora più grave! In ogni caso, ammesso pure, e non concesso, che di errori, quale che fossero, si trattasse, vista la loro ripetitività, già solo a danno di un stesso utente, a maggior ragione sarebbe fondato parlare di Cup allo sbando, nel caos, poiché sarebbe dimostrato, in re ispa, che i ticket sono stati “di giornata” e nessuno ha controllato niente e nessuno. Insomma, come la si giri e come la si volti, di tutto può essersi trattato tranne che di “meri errori”. Di certo, è emersa la dimostrazione di “rapine” seriali, a danno dell’utenza del Cup. La lettura della documentazione qui pubblicata conferma questa realtà. D’altronde, stiamo pure parlando di quella stessa Asl che, qualche anno fa, tanto per venire incontro alle proprie esigenze fottendosene ancora di più di quelle dei pazienti/utenti, cambiò le regole di accesso ai servizi, stabilendo che anche gli “esenti ticket”, per esempio per patologia (compresi i malati oncologici, cod. 048), avendo prenotato per telefono, dovessero passare per il Cup mentre prima l’accesso era diretto! La ragione addotta fu che “Le impegnative hanno necessità di verifica ed apposizione di timbro da parte dell’Ufficio Cup/Cassa”! Inutile dire che le paranoie burocratiche andrebbero sbrigate internamente, non ponendole a carico di pazienti e loro familiari per la stronzata di una timbratura che i burocrati della Asl potrebbero anche apporsi sulla loro fronte o sulle loro mutande, per quel che serve. Ma siccome alla pubblica amministrazione fa comodo scaricare l’organizzazione, pure quella a pene di segugio, sugli utenti, non gliene frega nulla dei fastidi che infligge a malati e loro parenti. Ma lavare la testa agli asini è inutile (v. “L’Ufficio Complicazione Affari Semplici (U.C.A.S)”, Lacerbaonline 18 nov 2015)! Oltre all’addebito, più volte arbitrariamente “maggiorato” di un ticket, ciò che indigna furiosamente è la consapevolezza che molti dei dirigenti e inquirenti di tutte le risme e di tutte le fatte abbiano organizzato grasse vacanze natalizie, e magari rigeneranti settimane bianche, rosse e arcobaleno, loro, le loro mogli, le loro amanti e i loro figli, anche grazie ai soliti premi di risultati (di m..., com’è sin troppo evidente), pagati dai contribuenti. Vacanze godute anche alla faccia dei “rapinati” e dei vessati dal Cup e senza che nessuno di essi, tutti magnifici “servitori dello stato”, senta il dovere e l’obbligo di muovere un solo mignolo a fronte di simili scandalosi andazzi. Si vergognino tutti, ammesso che abbiano quel grammo di dignità occorrente per provare anche un minimo di quel pudore. Una masnada di “premiati” del menga, per lo più arrampicatori sociali, che solo il rimbecillimento di massa ha spinto, come le scimmie, sull’albero della vita sociale italiana. Ma, per dirla col premio Nobel per la medicina, Francis Crick, «anche se disponessimo di un miliardo di scimmie che sapessero scrivere a macchina, sarebbe quasi nulla la possibilità che esse riuscissero a scrivere correttamente, durante un periodo pari all'età dell'universo, anche una sola terzina di Dante..». I Proci di Omero erano uomini civicamente impegnati rispetto all’accolita di autorità, di foggia e irresponsabilità varia, della greppia pubblica. Speriamo che, prima o poi, arrivi un Ulisse a farli alzare dalla tavola delle prebende che la società imbolsita ha imbandito per loro. Una volta per tutte.

Penne, 22 dicembre 2017 Giovanni Cutilli