LORETOAPRUTINO - Cadono tutte le accuse contro l’ex sindaco di Loreto Remo Giovanetti, l’ex assessore ai lavori pubblici Gianni di Fermo e il tecnico comunale Giampiero Zenone, imputati in una vicenda che vedeva coinvolta un’anziana disabile residente nel centro storico, per la quale il Comune si era impegnato a costruire uno scivolo poi mai realizzato.

Per l’ex primo cittadino e gli altri due imputati il reato ipotizzato e per il quale si chiedeva il rinvio a giudizio, era quello di omissione di atti d’ufficio, secondo l’accusa formulata dal pm Gennaro Varone. Ma ieri, nell’udienza preliminare, il gup Maria Michela Di Fine ha emesso una sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste. Vicenda da archiviare dunque per Giovanetti e Di Fermo, difesi rispettivamente dagli avvocati Francesco Zoppo e Mirko Acciavatti, e per l’ingegnere Zenone che all’epoca dei fatti era responsabile dell’ufficio tecnico, difeso dall’avvocato Silvia Di Salvatore. Tutto inizia nell'aprile del 2010 quando i familiari della signora, affetta da una grave patologia invalidante, scrivono una lettera al sindaco per sottoporgli il caso, chiedendo al Comune l'abbattimento di alcune barriere architettoniche per permetterle di spostarsi con meno difficoltà. Nel settembre 2011, il marito della donna, dopo una serie di proposte fatte al Comune per cercare di trovare un compromesso per risolvere la problematica che non trovano però risposta immediata, invia un esposto alla procura. Il caso esplose, nello sconcerto generale, nell’aprile dello scorso anno, quando i tre vengono raggiunti dagli avvisi di garanzia emessi dalla procura pescarese. I due ex amministratori e il tecnico del Comune si dichiarandi da subito innocenti rispetto alle accuse mosse dai familiari della signora e fiduciosi che la giustizia avrebbe accertato la buona fede del loro operato nell’esercizio delle singole funzioni. «Siamo felici che il tempo e la magistratura ci abbiano dato ragione», dichiara l’ex sindaco Giovanetti, «provando la correttezza del nostro agire. Ci spiace per l'intera vicenda poiché coinvolge una persona diversamente abile, ma, contrariamente a quanto ci è stato contestato, abbiamo preso a cuore la situazione di questa famiglia cercando di trovare una soluzione che potesse risolvere il problema». Soddisfazione per l’esito positivo della storia è stata espressa anche da Di Fermo. «Non vi è stato da parte nostra un rifiuto di eseguire l'intervento», commenta l’ex assessore ai lavori pubblici, «ma effettuando i sopralluoghi per verificare la fattibilità dell’opera, l'ufficio tecnico ha constatato che non vi erano i requisiti per realizzare lo scivolo. Alla famiglia abbiamo suggerito invece di chiedere l'occupazione del suolo pubblico per l'installazione di un ascensore o di un servoscala, facendo richiesta di concessione dei contributi alla Regione come previsto dalla legge 13/89». Claudia Ficcaglia