PENNE - Nella Brioni francese potrebbe succedere che la produzione di abiti d’alta moda passi dalle 36 ore settimanali a quota 38 con turni da avviare alle 6 di mattina.

 

E’ una proposta rivoluzionaria che proviene dai vertici aziendali, dove ormai per la prima volta nella pluridecennale storia non c’è più posto per professionalità pennesi. Finita nel 2006, dopo mezzo secolo, l’era targata Lucio Marcotullio, si è esaurita anche quella di Antonio Bianchini, vent’anni di Brioni, attuale vice presidente della Confindustria pescarese. Dall’1 febbraio dirige lo stabilimento pennese Vittorio Quattrone, da un po’ di mesi in Brioni. Si discute allora per il rinnovo del contratto integrativo: il primo dopo l’acquisizione del marchio vestino da parte della holding francese Ppr. La novità delle 38 ore potrebbe riguardare 560 sarti. “Guardiamo di buon occhio questa possibilità-argomenta Alessandro Azzola della Uil-. Tutto ciò che va nel senso di un miglioramento della produttività e dell’efficienza, cancellando ruffianerie ed intrallazzi, ci trova d’accordo. I lavoratori decideranno con un referendum per ciò che ci riguarda. L’obiettivo finale sembra essere quello di lavorare 40 ore. Naturalmente, chiediamo che l’azienda investa e fortifichi il territorio”.

Leonardo D’Addazio della Cisl osserva:”La nuova proprietà intende cambiare rispetto al passato caratterizzato da una gestione molto attenta alle necessità dei lavoratori. Noi dobbiamo essere intelligenti e bravi a trovare un punto di equilibrio e a far sì che Brioni torni ad attirare occupazione, valorizzando le professionalità locali e la storia del marchio”. “Noi- segnala Domenico Ronca della Cgil- aspettiamo da tempo di essere convocati al tavolo da Brioni e capire come sarà il futuro. Tra l’altro sono accaduti anche alcuni episodi con le maestranze protagoniste che intendiamo chiarire. Al momento pertanto il nostro giudizio è sospeso in attesa di fatti concreti”.

Cosa pensano i sindacati sulla Brioni senza dirigenza locale?”Certo- replica Ronca- fa notizia, ma noi dobbiamo preoccuparci che arrivino risposte per l’occupazione e dunque per gli investimenti”. Come per il polo dell’alta moda. “Già- interviene D’Addazio- bisogna che finalmente parta. Vediamo cosa accadrà dopo l’uscita da Brioni di Bianchini che presiede il polo. Un dato sulla crisi vestina: dall’inizio dell’anno almeno 300 persone si sono rivolte al nostro patronato dopo aver perso il posto di lavoro e il polo dell’alta moda può e deve dare risposte occupazionali ad esempio alle donne piuttosto professionalizzate”.