PENNE - Effetto francese sui nuovi, buoni conti di Brioni. Sottoposta ad una riorganizzazione su tutto, dai nuovi uffici di Montebello di Bertona e Roma in piazza San Bernardo, agli esuberi del personale, ha chiuso il 2013 con un utile di tre milioni e 115 mila euro.

E’ il primo bilancio positivo dopo diversi esercizi e, viste le proiezioni di quest’anno, non sarà l’unico. Si fa sentire dunque la gestione francese, schierata nel gruppo Kering che, nel 2012, ha acquisito il controllo di Brioni, il marchio di alta moda pennese, attraverso una sub holding di diritto olandese. L’utile deriva da una riduzione di 10 milioni di euro (10%) dei ricavi dalle vendite dei lussuosi capi di abbigliamento maschile.

Nel contempo però sono diminuiti i costi e cresciuti sensibilmente i proventi legati allo spostamento in Svizzera, presso una società del gruppo Kering, di tutta la distribuzione. Dalla piattaforma unica distributiva di LGI, nel Canton Ticino, infatti partono per tutto il mondo i prodotti di abbigliamento confezionati in Abruzzo ed acquistati dall’azienda elvetica. Si tratta di una svolta strategica voluta dai vertici della galassia di monsieur Pinault. Non solo. Ora Brioni (133 dipendenti a fine 2013) può permettersi di essere finanziata attingendo alla cassaforte intersocietaria del sanissimo gruppo che detiene marchi del calibro di Gucci, Bottega Veneta ed Yves Saint Laurent.

E così la salute finanziaria di Brioni ne risente positivamente: Kering Service Italia spa ha infatti estinto il debito di 77 milioni di euro con GE Capital e BNL che negli anni scorsi ne aveva appesantito decisivamente l’andamento dei conti. E’ in piedi un solo debito bancario con Unicredit di 17 milioni. Brioni spa, amministrata dal confermato Francesco Pesci (463.500 euro di compenso), distribuisce la produzione della sua controllata Roman Style spa (1.200 dipendenti): in utile anch’essa di 276 mila euro. Berardo Lupacchini