Tre giorni per riflettere su come i movimenti migratori abbiano scombussolato l’abitare nei paesi, spaesandoci tutti; e su come i restanti si ingegnano a cercare vie nuove. Il centro storico diventerà quindi telaio, le storie una trama tessuta sull’ordito di attese, partenze e ritorni di viandanti audaci e ostinati. 

Vi saranno mostre d’arte: Franca D’Angelo con i suoi Filamenti, installazioni aeree per le vie del borgo; Terra arida, appunti e fotografie sul territorio vestino di Giada Ciarcelluti, in Via Luna n. 5. Ci condurranno nei luoghi le narrazioni di Bradamante Teatro con La città dei fili invisibili. Quindi gli appuntamento teatrali: la compagnia Ilnaufragarmèdolce presenta I fili di Penelope, riscrittura del dramma dell’attesa; Ginetta Maria Fino porterà in Abruzzo per la prima volta due spettacoli: Sur les bords de la France e Fino alla lavanda, narrazioni autobiografiche di una donna di genitori irpini emigrati in Francia, e a sua volta emigrata dalla Francia in Italia.
A seguire in tutte e tre le serate i concerti: Nostos, fanfara transadriatica del duo Irida Gjergji Mero (violino e voce) e Flavia Massimo (violoncello e voce); il concerto mediterraneo dei Lame da barba di Bologna che accompagneranno anche lo spettacolo di Ginette del 6 luglio. Infine Monkie Tango, concerto exotic punk, che chiuderà il festival.
Momenti determinanti di paesemadre saranno gli incontri con gli autori: sabato 6 Pietro Clemente (già titolare della cattedra di Antropologia Culturale della Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze e di Roma) e Lucia Serafini (docente di Restauro Architettonico presso la facoltà di Architettura dell’Università d’Annunzio di Pescara) disquisiranno su Memorie, abbandoni, restanza; domenica 7, l’appuntamento letterario con Donatella Di Pietrantonio e Roberta Scorranese, autrice del romanzo Portami dove sei nata, edito da Bompiani.
Direzione artistica: Associazione Culturale Lauretana • Teatro del Paradosso.
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