Lo spunto per parlare dell'argomento lo ha fornito una conferenza dello storico e giornalista Candido Greco alla Società Operaia di Penne sul tema: La donna e la donna vestina nella storia. Franco Pasta, il presidente del sodalizio dedicato al barone Diego Aliprandi, ha aperto i lavori, ricordando le vittime del terremoto aquilano a dieci anni dal sisma; sono intervenuti il sindaco di Penne, dott. Mario Semproni, che si è detto compiaciuto del nuovo aspetto della sala, luogo di tanti incontri culturali, tra i quali la presentazione anche dei suoi libri; fra gli oratori, il prof. Giorgio Giannini con un suo brevissimo saggio. Presenti in sala gli assessori, l'ing. Vincenzo Ferrante e l’avvocato Nunzio Campitelli.

     Il discorso ha preso le mosse dall’antichità, cercando di scovare quelle donne di una certa fama che si sono distinte nel ruolo veramente impensabile di storiche, gratificate con doni e statue, il conferimento della cittadinanza, le epigrafi e il danaro: tutto ciò in quelle città dove declamavano in versi le gesta degli antenati. Questo succedeva in Grecia, in Asia Minore, in Egitto e nelle isole del Mar Egeo quando la cultura era onorata e faceva da forte collante tra le varie comunità.

     Altre donne si distinsero perché coltivarono in modo eccellente la Musica, la Poesia e perfino per aver condotto in guerra eserciti, come Zenobia.

     Venendo comunque a Penne, la plurimillenaria città è stata ricordata per i suoi miti, a cominciare da quello di Rocca e Bruna, le figlie del suo fondatore Itarco (nella rinnovata sala della Società Operaia erano esposte le vesti delle due principesse), per il mito della sua principale divinità, Vesta, e per il suo Pantheon popolato quasi esclusivamente da dee. La donna vestina ha mostrato nella storia un carattere più risoluto nelle decisioni importanti, al contrario  dell’uomo vestino, più propriamente pennese, portato a risolvere le questioni impegnative, mescolandole con i piaceri della buona tavola. E si sa che dalle nostre parti il mangiar bene ha una sua certificata tradizione.

     Luigi Polacchi, pennese doc e che fra i tanti incarichi ebbe anche quello di provveditore agli studi, è stato un personaggio che contribuì in maniera decisiva alla nascita dell'università e del conservatorio di musica; ed è lui, il poeta nato in quello che è oggi corso Alessandrini (di fronte ai portici Salconio) che ha preconizzato la centralità della donna nei campi della scienza e dell’Arte, e questo in tempi di marcato maschilismo. 

     Ma quali furono le donne pennesi di rilievo?Una di sicuro fu la badessa Mambelli, capace di tener testa al vescovo D’Alfonso e al suo Vicario che aveva i suoi vizi; Laura Ciulli Paratore, un'educatrice antesignana, alla cui memoria è dedicato un istituto comprensivo; come dimenticare poi  Anna Filippone Del Bono, musicista, che teneva concerti fin da bambina, e la Marchesa Anna De Caesaris – Castiglione, anche lei musicista, poetessa, pianista e cantante, nonché compositrice, cioè il punto massimo per chi studia il pentagramma.

     Emblematica è in ogni caso la vicenda in cui Penne visse l’epoca più felice sotto il governo di una donna: la duchessa Margarita d’Austria, in carica dal 1522 al 1586 quando morì in Ortona. La sovrana, nel suo Stato Aprutino, alla quale piaceva farsi chiamare Madama, fu sposata dapprima ad Alessandro dè Medici e poi ad Ottavio Farnese. Il suo regno si distinse grazie a leggi rimaste in vigore fino all’Unità d’Italia, cioè per quasi tre secoli.

La legislazione varata nei suoi anni è stata recentemente studiata dal professore universitario, il pescarese Massimo Sargiacomo, un cultore di economia e di azienda, che l’ha trovata attuale per prevenire la corruzione nei conti pubblici.