Qual è il S. Massimo vestino, quello dell’Aquila o quello di Penne? Qui rispondo brevemente su quanto dirò in un mio prossimo articolo.

E’ assurdo parlare, come si fa da secoli, di due Santi Massimo che si vorrebbero esistiti nella stessa medesima area, che è quella vestina, che comprende non solo la parte tradizionalmente pennese ma anche quella aquilana.  E questo nonostante il nome fosse molto comune.

Stando alla storicità dei documenti che riguardano il culto, la  passio aquilana è tarda, compare nel XII secolo e si sviluppa dopo la passio pennese. Il S. Massimo pennese compare storicamente nell’872 nel Chronicon Casauriense, ove in un atto di permuta tra l’imperatore Ludovico II ed il Vescovo di Penne si cita più volte l’episcopio di S. Massimo della nostra Città. Il S. Massimo aquilano, che è poi quello di Forcona, compare la prima volta nel Chronicon Farfense, ove si cita per la prima volta nel 936 l’episcopio di S. Massimo di Forcona.

Il diploma di Ottone III del 956, tirato  in ballo per affermare la vita e la morte di S. Massimo in Aveia, dove sarebbero state le sue reliquie, è stato ritenuto falso dagli storici, dal Muratori e dall’Antinori, e comunque sarebbe inutile ai fini della maggiore antichità  del culto aquilano.

La passio pennese è stata screditata dal dotto Mons. Francesco Lanzoni che la defininì leggendaria ed ipotizzò che le reliquie di S. Massimo e soci provenissero da Cuma e che pertanto fosse un martire campano. Ma il S. Massimo di Cuma non era diacono e morì il 30 ottobre. Inoltre Monsignore errò completamente sull’identificazione del centro di Interpromio, ponendolo addirittura a Catania, ove trasferì arbitrariamente il culto di S. Comizio, Santo che con S. Donato precedette nel martirio presso Interpromio i SS Massimo, Venanzio e Luciano.

La passio forconese - aquilana si è arricchita nel tempo  di altri particolari, fino a raddoppiare lo stesso Santo. Allorché le sue reliquie il 27 maggio 1413 dalla Cattedrale di Forcona furono portate a quella dell’Aquila, trovandosi nel deposito doppioni di ossa, si parlò per la prima volta di S. Massimo padre e S. Massimo figlio!

Eliminando gli errori del Lanzoni, i falsi documenti storici tra cui il diploma spurio di Ottone III, il presunto figlio di S. Masssimo, dello stesso nome ed anche lui santo, nonché altri particolari che qui per brevità non è il caso di accennare, è più credibile parlare di un unico Santo, protettore di tutta la Terra vestina, comprendente Penne e L’Aquila, con reliquie autentiche nell’una e nell’altra città, con un’unica passio che sarebbe ambientabile solo sulle rive dell’Aterno, dove egli fiorì e dove morì. Le reliquie doppie di Forcona potrebbero essere di uno dei soci di S. Massimo, dei quali si tace a Forcona – L’Aquila.

La mia ipotesi non è molto diversa da quella di Mons. Orlando Antonini, nunzio apostolico, nativo dell’Aquilano, appassionato di studi storici e di architettura religiosa, autore di pubblicazioni di spessore scientifico e culturale. Ecco cosa dice sui due santi Massimo.

 

Applicando …  il metodo critico, non sarà difficile conchiudere si tratti di stessa identica persona, cui si attribuirono “passioni” diverse in ragione dei luoghi diversi di venerazione.  Se ne ravvisano, infatti, elementi comuni fondamentali: stesse caratteristiche personali … stessi mesi di festa liturgica … e analoga forma di martirio (il S. Massimo aveiate “gettato” sui macigni del monte Circolo, il S. Massimo pennese “gettato” nel fiume con un macigno al collo) … Se così è, l’868 del documento [si riferisce a quello del trasloco delle reliquie a Penne!] retrodaterebbe di un secolo la testimonianza storica più antica oggi disponibile …

Mons. Antonini, trova anche lui in Penne la testimonianza storica più antica di S. Massimo.

Questa ricostruzione, molto più credibile, è accettabile a patto che non si chiudano gli occhi sui documenti storici che testimoniano il culto prima a Penne e poi a Forcona, dove è ipotizzabile che parte delle reliquie siano state successivamente portate da Penne.

Sarebbe assurdo dare al Santo patrono di tutta la Terra vestina documenti spuri e connotati assurdi che lo inficerebbero nella sua storicità. 

 

                                                                                         Candido Greco