Fabio Amoroso, sculture ceramista, nasce in Svizzera, ad Aarau il 6 luglio 1982, a soli 3 anni rientra a Rapino (Chieti) paese di origine della famiglia. Studia dapprima a Chieti nella locale Scuola d’Arte dove si diploma nel 2001 ed in seguito a Roma dove si laurea nel 2006 in disegno industriale e comunicazione visiva. È nella capitale che si forma culturalmente ed affina il suo gusto artistico, attirato in quel periodo più dalla grafica che dalla scultura.

 

Dopo l’università, nel 2009, rientra in Abruzzo e decide di occuparsi di ceramica pensando di farne un’occupazione lavorativa stabile. Questa fase che durerà circa 5 anni è contraddistinta da una produzione ceramica legata all’oggettistica, anche se spesso ha sperimentato anche forme più personali come ad esempio dei piatti con caratteristico orlo traforato. Nella decorazione trasla su maiolica tematiche a lui care e già sperimentate precedentemente nella produzione cartacea.

Da questo periodo partecipa a svariate esposizioni e fiere: nel 2013 è a Siena ed alla Mostra dell’artigianato Artistico Abruzzese di Guardiagrele (Chieti). Nel 2014 è in Svizzera ed a Nove oltre che ad Argillà in Spagna, Francia e Faenza fra il 2015 ed il 2016. In Romania nel 2015; alla Biennale Internazionale d’Arte ceramica di Ascoli Piceno nel 2016 nel 2017 e nel 2018, ad Asolo (Treviso) nel 2017. Sue opere sono esposte in Cina a Taiwan ed al Museo della Ceramica di Nove (Vicenza).

Quest’anno ha esposto a Milano nello spazio Nibe, a Bassano del Grappa (Vicenza), al Concorso Ceramica Mediterranea di Grottaglie (Taranto), ed a Vasto a Palazzo D’Avalos oltre che a Faenza nella mostra “La ceramica in circolo”. Sempre quest’anno espone le sue opere in una personale a Pescara presso la galleria Nero la Factory.

L’essere cresciuto a Rapino gli ha permesso di respirare fin dall’infanzia un’aria intrisa di ceramica. In maniera naturale, forse inconsciamente, come lui stesso dice; non si è mai sentito estraneo a questa materia a cui oggi si accosta in maniera più intensa, cercando di coglierne così come fece Fedele Cappelletti con lo Storicismo e poi i Cascella, la valenza artistica che Rapino ha saputo donare alla ceramica abruzzese.

Recentemente, da circa tre anni, si occupa quasi esclusivamente di scultura approdando ad una fase, che si può definire ancora sperimentale, in divenire e di ricerca. Attraverso gli impasti ed un effetto materico delle superfici, tende a rendere nelle sue opere scultoree un gusto artistico più affine alla pittura che alla grafica da cui era partito. Questo si intravede molto bene nella sua esposizione di pochi mesi fa a Pescara!

Fabio Amoroso presenta con questa occasione in mostra nel Museo dell’Artigianato Ceramico Abruzzese di Pianella (MACA) quattro opere inedite, realizzate appositamente e recentemente nell’estate del 2018, opere che segnano e fissano, senza dubbio, il punto di arrivo di questa sua ricerca.

Tre di esse sono definite dallo stesso autore “Pezzi x” o “Meteore” perché arrivate da un punto lontano, indefinibile, forse una galassia? Oppure “Organismo X”: palesemente vivente, forse parte di piante, o parte di animali! soggetti non identificati però, dove vige ancora incognita, lo stupore e vale la richiesta: da dove viene ?

A questi si aggiunge lo “studio del cerchio”, nato dall’esperienza di lavoro appositamente studiata per la mostra di Faenza, anch’essa di pochi mesi fa.

 Colpisce in queste sculture esposte al M.A.C.A. l’uso della materia ceramica, sia per quanto riguarda le forme sia per la parte decorativa. Sono opere realizzate come se si avesse a disposizione degli ingredienti o elementi di una ricetta. Fabio Amoroso aggiunge, al fine di ottenere una determinata pietanza finale, man mano gli ingredienti e le dosi, ma li aggiunge in maniera sperimentale non mettendo le sostanze proprie contenute nella ricetta. Quello che gli interessa quindi è lavorare sugli elementi della materia, trasformarli e metterli in relazione fra loro. Porta al limite la tecnica ceramica, agendo sulla consistenza sottile delle superfici delicate, simulando il più possibile la natura, ottenendo degli effetti fragilissimi come le foglie secche autunnali. Lavora sia sull’argilla cruda, sia sul biscotto. Come Dafne nelle Metamorfosi di Ovidio, rincorsa da Apollo si dissolve in un’altra forma, in un albero di alloro, così lui rifinisce le superfici della terra cotta: trasforma la materia: mischia e dosa le sostanze quali ingobbi, ossidi colorati, cristalline e smalti, tutti preparati nel suo laboratorio alchemico, utilizza anche più strati e più cotture al fine di ottenere uno spiccato effetto materico dei piani.

Come in un processo di decomposizione necessario però alla rinascita lo scultore graffia, seziona, scarnifica, va dentro e sotto per vedere e capire la struttura con la quale sono fatti gli elementi: le muffe o le sostanze primordiali. Ed è da questo agire, da questo gioco di sostanze che viene fuori la componente x, cioè quella non perfettamente identificabile, calcolata e prevista.

 

La seguente mostra chiude il ciclo di riflessioni sulla ceramica contemporanea nella nostra regione che chi scrive ha voluto presentare questa estate al M.A.C.A. di Pianella. La ricerca ceramologica oggi in Abruzzo può declinarsi in vari modi:

guardo alle novità dell’artigianato con l’esposizione di “Le pupe d’Abruzzo. Sculturine in maiolica di Maria di Stefano” di Castelli.

Guardo al design con “intelligenza artigianale. Tecniche del passato e del presente per nuovi oggetti ibridi” di Dario Oggiano ed Elisabetta di Bucchianico di Pescara

e guardo anche all’arte, attraverso le sculture di Fabio Amoroso di Rapino.

 

 

Diego Troiano