Gent.ma  Lacerba online,

Gent.mo Direttore,

in merito all’articolo apparso sul vostro sito corre l’obbligo effettuare alcune precisazioni.

La paziente non è stata collocata in magazzino ma presso la stanza di accettazione, le procedure prevedono che tutti i pazienti ricoverati transitino inizialmente  presso questa stanza  e dopo aver effettuato alcune attività sanitarie e amministrative (cosa che avviene in qualche ora) vengono sistemati presso le stanze di degenza, ora nello specifico la signora è rimasta qualche ora in più, ma mai, nonostante tutte le difficoltà presenti presso il Presidio, un paziente è stato collocato in un magazzino.

Preciso inoltre che sono 44 i posti letto  presenti nella U.O. di Medicina e nessuno in servizio  ha espresso commenti su trasferimenti di pazienti a Sulmona o Ancona (tra l’altro queste cose non sono mai accadute).

Per quanto riguarda le altre notizie, purtroppo l’ospedale di Penne, come ormai tutti gli ospedali italiani, sono diventati l’unica risposta non solo alle necessità sanitarie ma anche alle criticità sociali che non trovano risposta sul territorio.   

Le sarei grato la prossima volta di chiedere conferma delle notizie al sottoscritto in qualità di responsabile della UOS Direzione Medica di Presidio perché queste informazioni nuocciono gravemente ad una istituzione pubblica (l’ospedale di Penne) e alle persone che con sacrificio ogni giorno compiono il loro dovere al suo interno.

Grato dell’attenzione, disponibile per altre eventuali informazioni porgo cordiali saluti.

Rossano di Luzio

IO C'ERO NELLA NOTTE DEL SAN MASSIMO...

 

Accolgo con vivo interesse l'intervento a suo dire di precisazione del direttore sanitario dell'ospedale di Penne al quale ho gioco facile a replicare. La vicenda dell'articolo è stata infatti vissuta personalmente: la signora in questione è una mia congiunta. Quindi, nella notte fra venerdì e sabato io c'ero. All'1,30 è entrata al pronto soccorso dove è stata visitata attentamente dal personale sanitario in servizio ed osservata nel locale deputato allo scopo. Dopo un'ora e 30 minuti, alle 3 la signora è stata trasferita nella ex geriatria (ex perché lo storico reparto è stato chiuso dalla riforma regionale e da un provvedimento conseguente della direzione generale della Asl pescarese). E' stato un infermiere a riferire allo scrivente che se l'ex geriatria non avesse accolto la paziente, si sarebbe dovuto chiamare qualche altro ospedale con posti disponibili, anche quelli marchigiani. Parole sue, non mie, ascoltate anche da chi si trovava con me. Il tutto , ribadisco, si è svolto sotto i miei occhi e non solo. Nell'ex geriatria il medico di guardia e le due infermiere si preoccupavano di darle una sistemazione adeguata pur in assenza di letti disponibili. Veniva pertanto fatta accomodare dal medico di turno sulla barella collocata all'interno di una stanza che  può essere definita magazzino o deposito, scelga il lettore, guardando la foto. Dove cioè sono sistemati scatoloni, strumentazione diagnostica e materiale sanitario e naturalmente senza campanello. L'ossigeno era appoggiato su alcuni scatoloni. La degente veniva subito intubata e più tardi veniva chiamato il rianimatore (dirà una dottoressa:“A Penne c'è il rianimatore, ma non la rianimazione”: se il direttore volesse precisare il senso di quest'affermazione sua non mia …). L'anziana è rimasta accomodata sulla barella del deposito-magazzino-o anti camera fino al tardo pomeriggio del sabato quando è stato trovato un letto in una camera. Non c'era pertanto alcuna osservazione da effettuare, essendo la paziente già stata osservata al pronto soccorso per un'ora e mezza e quindi da ricoverare anche con urgenza. La notizia aveva l'obiettivo non di svilire il comportamento, molto apprezzabile degli operatori medici e paramedici, anzi: ma di voler evidenziare ancora una volta purtroppo la situazione di un San Massimo svilito da decisioni politiche che lo hanno reso un ospedale sofferente. Del resto, lo stesso sindaco di Penne Mario Semproni, medico del presidio, e i suoi colleghi del Pescarese hanno bocciato nel comitato ristretto dei primi cittadini l'operato del direttore generale della Asl Mancini che verrà estromesso dalla Regione, pagando purtroppo anche per colpe non sue, come capita agli allenatori delle squadre di calcio. Ma purtroppo questa è la realtà italiana: chi di politica ferisce, di politica perisce. 

Berardo Lupacchini