PENNE - Meglio del corridoio del Santo Spirito, però lì almeno al degente anziano gli danno un letto. Qui da noi una barella...1,30 di notte, diluvia a Penne. C'è da ricoverare con urgenza una signora di 80 anni alle prese con una crisi respiratoria. La geriatria al San Massimo non c'è più, vi è solo la divisione di medicina con 40 posti letto per via dei tagli all'ospedale classificato dal 2016 per i parametri del decreto Lorenzin quale ospedale di area particolarmente disagiata: appunto.

Non ci sono letti disponibili nella medicina senza un primario vincitore di concorso  (sarebbe ad oggi l'unica unità operativa complessa che pure eroga prestazioni di qualità, quindi retta da un primario, come si diceva prima). La signora viene collocata in un magazzino del reparto, su una barella, grazie alla buona volontà delle infermiere e del medico di guardia. All'ospedale di Penne è questa la situazione attuale. “Siete stati fortunati-dice ai familiari dell'anziana un operatore del pronto soccorso-stiamo spedendo gente ad Ancona o a Sulmona. Questi sono gli effetti della gestione sanitaria locale in un ospedale che faceva da riferimento!”.  Nel mentre si vedono scene tragicomiche in quello che era un signor ospedale da 400 posti negli anni '70. Una degente anziana che si spaccia per suora, di cui indossa un abito molto simile, approdata nelle corsie non si sa bene come e perché, cerca sempre di scappare dalla medicina costringendo il personale a recuperarla in extremis. Ma c'è anche un clochard versione locale che in piena notte, evidentemente non avendo un tetto, dorme allungato sulle sedie dell'ingresso dell'ala nuova. La lunga notte del San Massimo...