Dieci milioni di euro promessi e stanziati per legge a titolo di elargizione statale: appuntamento lunedì mattina a palazzo Chigi per i familiari delle 29 vittime e di chi rimase seriamente ferito nella tragedia dell'hotel Rigopiano di due anni e mezzo fa.

Con loro, attesi alle 11,30, anche i sindaci delle città dove erano residenti: i fondi infatti sono attribuiti dalla presidenza del Consiglio d'intesa con i primi cittadini. L'appuntamento comincerà a delineare il crono programma su come e quando nel concreto saranno distribuiti i 10 milioni di euro che il ministro dell'Interno Matteo Salvini annunciò il 17 gennaio, in occasione della commemorazione del secondo anniversario del disastro della valanga che distrusse l'albergo, uccidendo ospiti e lavoratori. Il precedente più recente di cui tener conto è quello dell'incidente ferroviario fra Andria e Corato avvenuto il 12 luglio 2016: la collisione fra due treni al km 51 della ferrovia Bari-Barletta, gestita da Ferrotramviaria, provocò la morte di ventitré persone e il ferimento di 50 passeggeri. Venne stabilito dall'allora governo Renzi di destinare anche in quel caso 10 milioni di euro, ovvero non meno di 200 mila euro, a famiglia, esentasse, “somma determinata anche tenuto conto dello stato di effettiva necessità” si leggeva nel testo del decreto: ma finora, a tre anni dal fatto, i beneficiari non avrebbero visto un euro. In quell'occasione, la normativa chiariva che le elargizioni governative spettassero “con somma determinata” anche ai feriti con lesioni gravi e gravissime, mentre alle famiglie delle vittime sulla base di questo ordine: coniuge superstite, figli (in mancanza di esso), genitori, fratelli e sorelle se conviventi a carico, conviventi a carico negli ultimi tre ani precedenti l'evento, convivente more uxorio. A Loreto Aprutino sono rimasti orfani per quella tragedia i tre figli (Riccardo, Piergiovanni e Edoardo) di Sebastiano Di Carlo e Nadia Acconciamessa: erano ospiti del resort, così come i loro amici Piero Di Pietro e Barbara Nobilio che hanno lasciato sole le figlie Federica e Fabrizia. E' di Penne la famiglia del cameriere Gabriele D'Angelo, morto in servizio. D'Angelo è anche quello che disperatamente cercò di far ascoltare, ma invano, il suo ripetuto allarme telefonico per l'isolamento dell'albergo causa neve; telefonate ignorate che hanno originato un procedimento penale collegato al principale che il 16 luglio vedrà il pronunciamento del giudice sulla richiesta di processo formulata per vari reati dalla procura della Repubblica di Pescara.