Marinella Colangeli era la responsabile della spa dell’hotel Rigopiano. Trent’anni computi il 16 ottobre del 2017. È una delle 29 vittime della valanga che il 18 gennaio 2017 ha distrutto il resort a quattro stelle, uccidendo lavoratori ed ospiti imprigionati nella struttura a causa della strada ricoperta di neve ed impraticabile. 
L’ultimo contatto con la sorella, per la povera Marinella, è la foto che Antonella le invia. È il Lidl di Penne crollato per il peso della coltre bianca. “Meno male che era chiuso…”, le scrive Antonella. Sono le 16,45 del 18 gennaio. Marinella legge il messaggio whatsapp e quattro minuti dopo muore, sepolta. Lei è dietro il bancone del bar: sta preparando camomille e thé ai clienti che da ore scalpitano per lasciare Rigopiano.
Se al Lidl hanno pensato di far scattare l’evacuazione, a Rigopiano nulla di tutto ciò. Ed ora spunta un altro mistero: mancherebbe la polizza dell’hotel. 
Quattro compagnìe, molte carte ancora coperte ed una domanda sulla reale capienza delle polizze. Una partita che vale almeno 30 milioni di euro. È il problema dei risarcimenti civili per la tragedia. Sarà battaglia all’ultima clausola fra le assicurazioni e la vasta platea dei danneggiati. 29 morti, 9 fra adulti e bambini tratti in salvo, due scampati per puro caso, l’ultima sorpresa è amara.  La Regione non ha fornito il nome della propria assicurazione, mentre il Comune di Farindola, coinvolto per la vicenda legata all’ampliamento del resort, l’ha indicata, ma la compagnia ha preso tempo giustificandosi col fatto che il procedimento penale è ancora in corso. La Provincia, il cui presidente di allora Antonio Di Marco è fra i 25 sul banco degli accusati, ha indicato la compagnia di assicurazione alla quale indirizzare le richieste di risarcimento. Ma la QBE, la compagnia inglese scelta da palazzo dei Marmi, ha risposto picche. “Non potremo dare seguito al caso denunciato in quanto l’evento non trova copertura nella polizza per la responsabilità civile verso terzi sottoscritta dalla Provincia. L’articolo 7 infatti esclude espressamente i danni derivanti da calamità naturali”. La diffida formulata dallo Studio 3A, per conto delle vittime, non ha trovato risposte dalla proprietà dell’albergo. È la storia societaria dell’albergo a non tranquillizzare avvocati e consulenti. Non sarà facile in un labirinto del genere, dopo il fallimento del 2009, trovare il titolare della responsabilità civile e soprattutto la polizza valida. Un capitolo delicatissimo è il danno ai sopravvissuti. Emblematico il caso del pasticciere di Monterotondo, Giampaolo Matrone, rimasto schiacciato per giorni sotto le macerie che nel disastro ha perso la moglie Valentina Cicioni. Combatte per recuperare l’uso di una mano con fisioterapie costose. Ci sono da calcolare i danni da lesione del rapporto parentale in capo ai familiari delle vittime (la figlioletta di Matrone ha perso la madre), i danni economici diretti, la perdita di capacità di reddito. C’è infine il dramma delle famiglie dei lavoratori dell’hotel alle quali l’Inail, come nel caso del pennese Gabriele D’Angelo ha negato gli indennizzi. Una contabilità complessa insomma che si aggira sui 30 milioni. In attesa dei rinvii a giudizio, e del processo. Solo allora sarà possibile ipotizzare le percentuali di concorso del danno dei soggetti pubblici e privati coinvolti. Nel frattempo, un emendamento al decreto semplificazioni stanzia 10 milioni di euro per i familiari delle vittime ed i superstiti del disastro.
 
Berardo Lupacchini