PENNE -  I sarti di Brioni hanno detto largamente sì: alle 34 ore settimanali e ad un nuovo orario di lavoro nei tre siti produttivi di Penne, Civitella Casanova e Montebello di Bertona dell'alta sartoria maschile. Svolta vicina dunque nella delicata trattativa sulla flessibilità in Brioni, marchio controllato da sette anni dal gruppo Kering. Quell'ipotesi di accordo era emersa dopo 14 ore di confronto, ripreso dopo giorni di tensione fra le parti sociali e lo sciopero piuttosto partecipato (superiore al 70%) di un'ora messo in atto nell'ambito di un pacchetto di 16 ore.

I lavoratori si sono espressi nel referendum, recandosi alle urne massicciamente: quasi il 90% degli aventi diritto ha formato una maggioranza del 83,96%  favorevole all'accordo che prevede il passaggio da 32 a 34 ore settimanali per il personale a tempo pieno, e da 16 a 18 per i part time. Non solo: il voto ha visto prevalere nettamente anche l'ipotesi di un nuovo orario di lavoro giornaliero. Il 72,48% si è dichiarato propenso infatti ad osservare un orario unico dalle 7 alle 13.58 dal lunedì al venerdì per 40 settimane all'anno; per le restanti 12, allo stesso orario, si aggiungerà però  il sabato. Bocciato ampiamente pertanto il turno 8-17. Inoltre, l'ipotesi di accordo prevede un congelamento temporaneo dell'accordo integrativo fino al 30 giugno a salvaguardia dell'economia generale dei lavoratori. “Pensiamo di aver ottenuto il miglior risultato possibile per i lavoratori della Roman Style che ancora una volta hanno esercitato la democrazia”, osservano Antonio Perseo della Cgil, Leonardo D'Addazio della Cisl e Luca Piersante della Uil. Adesso le parti torneranno ad incontrarsi per mettere nero su bianco l'accordo, salvo complicazioni. In Brioni c'è la necessità di riscrivere un patto ad ampio raggio (integrativo compreso) dopo quello che nel 2016 riuscì ad evitare i 400 esuberi forzati annunciati; un'operazione che sta chiedendo sacrifici ai lavoratori in termini di riduzione di ore di lavoro e di conseguenza di salario. 

B.Lup.