PENNE -  Proclamato lo sciopero in Brioni: martedì 12 febbraio astensione di un'ora ad ogni inizio turno di lavoro. Si tratta di un anticipo rispetto ad un pacchetto di 16 ore di sciopero: si dà seguito così alle decisioni assunte al termine delle assemblee delle maestranze dell'alta sartoria maschile.

In attesa che la vertenza Brioni, perché di questo oggi si torna a parlare a Penne e dintorni dove hanno sede i tre stabilimenti produttivi che impiegano 1.080 addetti, torni sul tavolo del ministero dello sviluppo economico: le segreterie nazionali chiedono che al tavolo si seggano i massimi dirigenti di Brioni. In ballo c'è la riscrittura di un nuovo patto ad ampio raggio (integrativo compreso) dopo quello che nel 2016 riuscì ad evitare i 400 esuberi forzati annunciati; un'operazione che sta chiedendo sacrifici ai lavoratori in termini di riduzione di ore di lavoro e di conseguenza di salario. Brioni al momento evita di parlare con la stampa: Fabrizio Malverdi, l'amministratore delegato, fino a quando non si risolverà il braccio di ferro, non intende rilasciare dichiarazioni. L'azienda è però messa all'indice dalle organizzazioni sindacali che le rimproverano “un comportamento meschino e becero in quanto in più riunioni abbiamo discusso e fatto riferimento al rinnovo del contratto integrativo e sia noi sindacati sia l'azienda si erano dati l'obiettivo di affrontare la discussione immediatamente dopo la chiusura dell'accordo sulla flessibilità”. Dal 22 gennaio scorso non vi sarebbero state più convocazioni, però. “Brioni sta ponendo in essere scelte unilaterali (licenziati tre lavoratori n.d.c) che sono un segno di debolezza e di incapacità”, chiosano Antonio Perseo della Cgil, Leonardo D'Addazio della Cisl e Luca Piersante della Uil.

B.Lup.