PENNE – Tre licenziamenti in Brioni per presunte soppressioni di mansioni. E in generale c'è un inasprimento dei rapporti fra la direzione aziendale ed i sindacati che hanno denunciato la situazione. Insomma, il clima è di nuovo teso nell'alta sartoria maschile che, comprata dai francesi di Kering sette anni fa, sta attraversando una fase storica piuttosto delicata soprattutto nelle relazioni fra le parti sociali.

“Brioni non comunica e non si cura del fatto che il 21 dicembre il referendum del personale ha bocciato con forza il progetto aziendale”, osservano subito Cgil, Cisl e Uil. Ad oggi i siti produttivi dell'area vestina, cioè Penne, Civitella Casanova e Montebello di Bertona, dove operano un migliaio di dipendenti, sono considerati il polo dove vengono prodotti i capi di extralusso poi griffati Gucci, vale a dire il marchio numero 1 della multinazionale francese di diritto olandese Kering che fa capo a monsieur Pinault. Da Milano, l'ufficio stampa di Brioni fa sapere che l'amministratore delegato Fabrizio Malverdi non parla al momento e così la scena è tutta occupata dalle dichiarazioni di Cgil, Cisl e Uil. “Le condizioni di lavoro sono peggiorate sia nei rapporti umani che lavorativi portando allo sgretolamento della peculiarità e del valore manifatturiero, vanto di Brioni: basta vedere alcune scelte prese unilateralmente dall'azienda, compresa quella dei licenziamenti individuali che sta effettuando in questi giorni”, lamentano i sindacati. “Non riusciamo a comprendere-spiegano Luca Piersante, Leonardo D'Addazio ed Antonio Perseo- perché Kering non obblighi il rispetto del contratto nazionale tessile per quanto concerne la flessibilità, visto che lo richiede per tutte le aziende facon a cui affida le proprie lavorazioni in barba al codice etico!”. Dall'1 giugno 2016 le maestranze hanno avuto una riduzione sostanziosa dei salari, effettuando una flessibilità molto pesante con la rinuncia a diverse centinaia di euro per salvare i posti di lavoro e la vita dell'azienda stessa. “Le condizioni di lavoro non sono le stesse di oggi perché ci sono i capi del gruppo atti solo a saturare le linee di produzione, ma non a far scendere il fabbisogno economico dell'azienda che tanto preme a noi. Rammentiamo infatti che in riunioni aziendali ufficiali i dirigenti Brioni ci prospettavano gravi problemi economici che non permettono di effettuare lavori e migliorie nei siti che andrebbero fatti per applicare il contratto nazionale. Diventare il polo produttivo del gruppo non ci dispiace, ma non a scapito del marchio Brioni. Così insomma non vediamo prospettive strategiche che ci rassicurino”.

BLup.