LORETO APRUTINO – Dal 30 dicembre 2018 il C.A.S. DI Contrada Cancelli non è più in funzione, la struttura è stata svuotata ed i presunti profughi spostati altrove. La decisione è avvenuta a seguito della comunicazione della Procura di non affidare alla società che gestiva il centro altri immigrati. Questa la versione ufficiale, ma la voce che circola insistentemente sembra essere altra: le diverse denunce per la scarsa igiene, il sovraffollamento e gli esposti per un presunto caporalato (lavoro nero) hanno consigliato alla società gestrice del centro di togliere al più presto le tende.

 

Sin dall’inizio era chiaro a tutti, Procura compresa con a capo Provolo (indagato per i fatti di Rigopiano) che la struttura di C.da Cancelli non era idonea ad accogliere un numero spropositato di presunti profughi sia per le motivazioni riportate sopra (inagibilità e condizioni igieniche pessime) sia per il fatto che la società gestore del CAS aveva avuto problemi giudiziari (secondo il sito online BrindisiReport) in Puglia. Tutte perplessità portate in evidenza da Lacerba che chiedeva, nel numero di gennaio 2018, alle autorità competenti di rompere il silenzio sullo stato dell’arte della struttura.

“Il CAS di Loreto Aprutino – dice il consigliere comunale di Loreto Antonello Delle Monache - è stato definitivamente chiuso. Dopo i due nostri esposti alla Procura della Repubblica per le problematiche riscontrate nella struttura, in cui già dal 2017 abbiamo denunciato la situazione di totale caos in cui vivevano gli immigrati ospitati, la Prefettura ha disposto lo svuotamento del Centro, situato in Tenuta Borgo Cancelli, con il relativo trasferimento dei presunti profughi in altre strutture, ci auguriamo in condizioni di vita più dignitose. Esprimendo dunque piena soddisfazione per il risultato raggiunto, comunque attendiamo l’esito delle indagini successive ai nostri esposti: nel secondo, in particolare, abbiamo riportato le segnalazioni ricevute dai residenti, secondo i quali sembrerebbe che ogni mattina alcuni pulmini si presentassero nella Tenuta per caricare gruppi di presunti profughi e portarli a lavorare non sappiamo bene dove. Una procedura che ci è parsa assolutamente anomala e, se confermata, meritevole di un approfondimento giudiziario e prefettizio: se i giovani accolti nella struttura erano infatti richiedenti asilo, qualcuno deve ancora spiegarci se sia stato legittimo impiegarli per lavorare e soprattutto se sia stato legittimo pagarli o, piuttosto, se tale attività non somigliasse sempre più a quella di un ‘caporalato’ di ultima generazione.

Nell’agosto 2017 – ha ricordato il consigliere Delle Monache – abbiamo scoperchiato un vero ‘vaso di Pandora’ nella zona di contrada San Desiderio, sul territorio di Loreto Aprutino, a 100 metri dal confine con Pianella: all’interno di un Agriturismo, Tenuta Borgo Cancelli, erano stati ospitati presunti profughi in un numero che ci è sembrato subito abnorme rispetto alle reali potenzialità della struttura. Come rilevato, all’epoca, in un sopralluogo effettuato dalla Polizia municipale, oltre una settantina di ragazzi di diverse etnie uscivano da ogni angolo, con materassi sistemati dentro un fienile da cui uscivano persone appena sveglie, in barba a qualunque norma igienico-sanitaria. L’Agriturismo peraltro si compone di mini-cottage sparsi per la campagna dove, al massimo, ci saranno due o tre posti letto, ma all’interno di ciascuno di essi è stata verificata anche la presenza di dieci presunti profughi affacciati e dunque ci siamo chiesti dove potessero dormire. Inoltre ci siamo chiesti dove potessero mangiare gli immigrati visto che nella struttura non siamo riusciti a trovare una sorta di salone-mensa-ristorante, e questo ci ha lasciato presupporre che i ragazzi mangiassero seduti sui letti o all’aperto. Raccogliendo anche le voci e le preoccupazioni dei residenti abbiamo aperto il ‘caso’ Loreto Aprutino – ha proseguito il consigliere Delle Monache -, inviando note ufficiali al sindaco, per sapere se fosse a conoscenza della presenza, sul suo territorio, di un piccolo agriturismo in cui venivano ospitati presunti profughi in un numero almeno 3 o 4 volte superiore rispetto alle capacità della struttura stessa, e poi la Prefettura e, infine, un esposto in Procura per segnalare la situazione sicuramente anomala. Nel frattempo la Prefettura ha emanato un nuovo bando per l’accoglienza al quale sembra che la cooperativa che gestisce la Tenuta di Loreto Aprutino non abbia ricandidato la struttura quale centro di accoglienza. Tuttavia l’esito del bando è stato impugnato con alcuni ricorsi al Tar che hanno congelato la procedura e hanno imposto alla Prefettura di concedere una proroga ai CAS attualmente in attività, compreso quello di Loreto Aprutino, che dunque ha continuato a operare nelle stesse condizioni. Lo scorso novembre nuovi dettagli hanno aggravato la situazione – ha aggiunto il consigliere Delle Monache -: dal racconto di alcuni cittadini, sembrerebbe infatti che ogni mattina nella Tenuta arrivassero macchine e pulmini per caricare i presunti profughi, accompagnarli a lavorare e poi riportarli la sera. Tale rivelazione ci ha lasciato sconcertati sollevando una lunga serie di interrogativi, ovvero: chi, se fosse vero, ha autorizzato l’impiego professionale di presunti profughi richiedenti asilo? In quali mansioni e dove viene utilizzata tale manodopera? E i presunti profughi impiegati percepiscono uno stipendio, una indennità, un rimborso spese e in quale misura? Personalmente abbiamo sollevato più di un dubbio di legittimità sulla vicenda che, francamente, ci ha riportato la mente a una sorta di ‘caporalato’ di nuova generazione e, in qualità di pubblici amministratori, abbiamo chiesto chiarimenti alla Prefettura in primis e, subito dopo, abbiamo presentato il secondo esposto alla Procura. Ora la svolta: il CAS di Loreto Aprutino, su disposizione della Prefettura di Pescara, è stato definitivamente svuotato e chiuso, con il relativo trasferimento delle decine e decine di presunti profughi ospiti in altre strutture. Un provvedimento che conferma in maniera chiara i nostri dubbi e le nostre perplessità circa la legittimità di quel Centro e sulla necessità di restituire dignità alle persone presenti nella Tenuta. Ovviamente continueremo a tenere alta l’attenzione sulla problematica e anche sulla gestione degli altri CAS ancora aperti nella nostra provincia, nell’attesa di conoscere gli esiti dei nostri esposti che, evidentemente, hanno scoperchiato un pentolone in ebollizione”.